Trattamento psico-criminolo rivolto ad autori o autrici o presunti autori/autrici di reato a Padova

A Padova presso l’Associazione psicologo di strada si effettuano consulenze alle persone accusate e percorsi di trattamento a seguito condanna come indicato dalla legge n. 69 del 19 luglio 2019.

Trattamento psico-criminologico integrato (TPCI)  rivolto ad autori o autrici o presunti autori/autrici di reato a Padova  

La violenza agita nelle relazioni affettive, la violenza intrafamiliare e nei legami è parte di un percorso strutturato di dominanza e di controllo. Spesso è accompagnata da comportamenti di abuso e di potere che vanno al là degli stereotipi di genere, a fronte anche dei cambiamenti del concetto di famiglia, delle unioni civili e delle diverse modalità dei legami.

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Donne vittime di violenza, separazioni e CTU

Donne arrivano nel mio studio per cause di separazioni “conflittuali”. Sono donne che stanno vivendo separazioni e hanno subito violenza e maltrattamenti anche per anni, loro e i figli sono vittime di violenza assistita.  Lamentano che spesso quanto hanno subìto viene  minimizzato e ridefinito o ricondotto sotto il termine di “conflitti” dai professionisti dell’assistenza sociale, dagli psicologi in CTU e anche dai loro difensori.

Maltrattamenti e violenze eufemisticamente definiti “conflitti” cioè non riconosciuti come reati.

Le donne a  volte sono vittime fragili ma sono viste sempre come colpevoli. Colpevoli di essere state maltrattate e abusate.

La violenza di genere ha effetti bio-psico-sociali, che compromettono e disorganizzano l’equilibrio della vittima, amplificandone le fragilità e creandone di altre.

Le vittime di violenza domestica sono donne sole, spesso povere, sempre “infragilite” da episodi o da anni di violenza di genere; e di maltrattamento nelle relazioni familiari. Leggi tutto “Donne vittime di violenza, separazioni e CTU”

Femminicidio: le morti silenziose ai tempi del coronavirus

Questo 2020 sarà ricordato come l’anno della prima epidemia “globale”, non ancora, ad oggi, definita pandemia dall’OMS. In questo grande caos e in questo sguazzare nelle paure di malattia e morte non si fermano gli omicidi volontari compiuti a danno delle donne. L’8 marzo, Giornata internazionale dei diritti della donna sembra perdersi nel grande panico.

Leggendo tra i pochi articoli e solo sulle maggiori testate però constato che ciò che sembra  “fare notizia” è il fatto che “8 donne su 10 conoscono il loro killer”.

Chi come me oramai da più di un decennio si occupa di queste problematiche ben sa come l’omicidio sia “solo” l’ultima forma di comunicazione e relazione tra due persone! Il femminicidio è un fenomeno che trova le sue origini e il suo alimentarsi nella cultura, nella società e quindi nelle relazioni tra i gener*. Leggi tutto “Femminicidio: le morti silenziose ai tempi del coronavirus”

Obbligo di trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti e per stalking

 

È di questi giorni l’obbligatorietà del trattamento  psicologico  per  i  condannati  per  reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o  conviventi  e  per atti persecutori (legge n.69 del 19luglio 2019). 

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La vittima di stalking e il danno psicologico

Lo stalking produce un danno psicologico alle vittime.

La continua e ripetuta  violazione della libertà personale posta in essere mediante stalking può condurre a reazioni psichiche delle vittime, con importanti modificazioni ed alterazioni della sfera emotiva, affettiva e relazionale. Questa condizione può determinare e sfociare in un vero e proprio disturbo psicopatologico.

Il fatto che lo stalking spesso si protragga per molti mesi o anni lo distingue da altri crimini interpersonali “acuti”, per esempio lo stupro o la rapina che si verificano una sola volta in uno spazio di tempo relativamente breve. Lo stalking per essere tale  è, per sua stessa natura, “cronico”.

Le vittime vivono come in una gabbia, si sentono prigioniere di una rete che le controlla e le opprime. Leggi tutto “La vittima di stalking e il danno psicologico”

Misure di prevenzione agli stalker

Il Tribunale di Milano ha comminato ad un presunto stalker, ad una persona indiziata, una misura di “sorveglianza speciale per pericolosità sociale”.

A Milano per Stalking: una delle prime applicazioni della misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

La  “Sezione autonoma misure di prevenzione” del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Fabio Roia, ha applicato al presunto stalker   la misura di sorveglianza speciale per pericolosità sociale. L’uomo, accusato di atti persecutori nei confronti della ex compagna, è imputato. Contro di lui ci sono due procedimenti in corso: uno per stalking, l’altro per violenza sessuale. L’uomo non è stato condannato in nessuno dei due casi. Leggi tutto “Misure di prevenzione agli stalker”

Reati sentinella, stalker e interventi psico-criminologici

I comportamenti di molestie e poi di stalking possono esssere considerati reati c.d. sentinella. Reati che anticipano condotte lesive fino all’omicidio.

Il trattamento per i presunti stalker o autori di reato di stalking e di comportamenti aggressivi è sempre più richiesto dagli avvocati difensori.   E’ fondamentale che l’approccio trattamentale si basi  sulle maggiori evidenze scientifiche. A Padova gli stalker sono seguiti secondo il modello del Trattamento psico-criminologico integrato (TPCI).

Interventi di prevenzione Leggi tutto “Reati sentinella, stalker e interventi psico-criminologici”

Violenza sulle donne, c’è un disegno di legge che non tutela le donne maltrattate

Le donne italiane – oltre a rischiare di essere vittime della violenza di genere – sono a rischio di una consolidata e progressiva violenza istituzionale.

Su questo tenore va collocata la proposta del nuovo disegno di legge, firmato dal senatore Simone Pillon, che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto di famiglia, modificando il rapporto fra genitori separati e prole.

Il punto che mi preme sottolineare riguarda la riforma dell’affido condiviso  e l’obbligo della mediazione familiare per coppie con figli. Le norme previste dal disegno di legge valgono se la coppia non raggiunge un accordo.

Violenza sulle donne e separazione dal marito: la mediazione è dannosa

Nelle dichiarazioni di Pillon la previsione di un percorso obbligatorio di mediazione familiare dovrebbe indirizzare ad una separazione più rispettosa dei diritti dei figli. Tuttavia ritengo che la proposta di legge del senatore Pillon sia una assoluta negazione del riconoscimento delle forme di violenza di genere.

Non solo. Quando ci sono denunce di violenze, di stalking, di lesioni tra i coniugi o ex coniugi che mediazione è possibile? Quando uno dei due interlocutori è assoggettato all’altro – o vive nel terrore di essere picchiato o di perdere i figli – che significato ha la mediazione se non quello di rinforzare il maltrattante, come se ne avesse bisogno?

Se in un colloquio di mediazione emergono maltrattamenti o lesioni, magari avvenute davanti ai figli minori, il mediatore ha l’obbligo di segnalazione, in quanto reati. E quindi cosa significa obbligare alla mediazione?

Non dimentichiamo inoltre che secondo il ciclo della violenza se la coppia sta attraversando la cosiddetta “luna di miele”, il mediatore non si accorgerà della violenza domestica. E rinforzerà nella relazione violenta i ruoli e le dinamiche disfunzionali della coppia.

In più la persona violenta è proprio quella che richiede l’intervento di mediazione spesso per avere l’opportunità “legale” di continuare a controllare e agire potere sulla vittima. Quest’ultima non riesce così ad uscire da questo legame vischioso, aumentando il rischio per la propria incolumità.

Questa proposta di legge non sembra conoscere le dinamiche della violenza di genere (gender-based violence), anzi  non riconosce il genere in ottica assolutamente maschilista e patriarcale che ci riporta indietro nel tempo.

Non conosce  che la mancanza di equilibrio e di potere determina la differenza fra conflitto e violenza: “la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione”… “la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini” (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne e della violenza domestica – Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence, 11 maggio 2011, CM(2011) 49 final, CETS no. 210, nota come Convenzione di Instanbul)

È sempre la Convenzione di Istanbul,  ratificata dall’Italia che indica:

Articolo 31 – Custodia dei figli, diritti di visita e sicurezza

1       Le Parti adottano misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che, al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.

2       Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini.

Articolo 33 – Violenza psicologica

Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per penalizzare un comportamento intenzionale mirante a compromettere seriamente l’integrità psicologica di una persona con la coercizione o le minacce.

Articolo 48 –    Divieto di metodi alternativi di risoluzione dei conflitti o di misure alternative alle pene obbligatorie

1       Le parti devono adottare le necessarie misure legislative o di altro tipo per vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione”.

2       Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo destinate a garantire che, se viene inflitto il pagamento di una multa, sia debitamente presa in considerazione la capacità del condannato di adempiere ai propri obblighi finanziari nei confronti della vittima.

Il nuovo disegno di legge, firmato dal senatore Simone Pillon, nel voler rivoluzionare il diritto di famiglia, modificando il rapporto fra genitori separati e prole, arriva a disconoscere quindi la violenza sulle donne. E peggiora, anziché migliorare, la loro condizione quando vittima di maltrattamenti e in una posizione di inferiorità rispetto al marito.

Valutazione del rischio per le vittime di stalking

 

Durante il colloquio psico-criminologico  valuto il rischio che la vittima sta correndo. Le ricerche internazionali indicano che le condotte di stalking possono essere predittive ed indicative di comportamenti di aggressione. Premetto che però è difficile prevedere ciò che uno stalker può fare, quando e come. Leggi tutto “Valutazione del rischio per le vittime di stalking”

Valutazione e interventi con gli stalker

Come psicologa e criminologa seguo presunti stalker o autori di reato di stalking. Il trattamento è individuale  secondo il modello del Trattamento psico-criminologico integrato (TPCI), con incontri settimanali, monitoraggio continuo e valutazione del rischio per una completa tutela della vittima. Il trattamento dura dai 9 ai 12 mesi.

Gli interventi con gli stalker sono ancora poco frequenti anche se le richieste per la valutazione psico-criminologica degli autori di stalking sono in aumento.

Nella legge 15 ottobre 2013, n. 119, di conversione del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (sul c.d. femminicidio), è stato introdotto un meccanismo in sede cautelare, dove si è aggiunto all’art. 282-quater, comma 1, c.p.p. «Quando l’imputato si sottopone positivamente ad un programma di prevenzione della violenza organizzato dai servizi socio-assistenziali del territorio, il responsabile del servizio ne dà comunicazione al pubblico ministero e al giudice ai fini della valutazione ai sensi dell’articolo 299, comma 2», ossia dell’attenuazione delle esigenze cautelari e della sostituzione della misura con altra meno gravosa.

Di fatto i servizi sul territorio non sono attrezzati per rispondere a queste esigenze e, soprattutto, non sono stati stanziati fondi. Ergo un autore di reato deve avere la possibilità economica di sostenere un percorso trattamentale presso un professionista privato competente.