Le aggressioni e la violenza contro gli operatori sanitari

Le aggressioni verso i lavoratori sono in aumento tanto che in aprile di quest’anno si è insediato al Ministero della Salute l’Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la prevenzione degli episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari.

Mi capita sempre più nell’ultimo anno di essere chiamata da Aziende Sanitarie a fare consulenza e formazione agli operatori per il riconoscimento e la gestione dei comportamenti aggressivi da parte di pazienti e/o caregivers.

Nel 2011 l’Agenzia  Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (Eu-Osha, “Violenza e molestie su/luogo di lavoro:  un quadro europeo”), definiva per violenza sul lavoro tutti quegli atti che possono nuocere  all’equilibrio bio-psico-sociale del lavoratore (OMS). Gli atti sono:

–     insulti-comportamenti incivili;

–     minacce;

–     forme  di aggressione  psicologica;

–     forme di aggressione  fisica;

–      la presenza  di una componente razziale o sessuale.

Di fatto il rischio di aggressioni e violenze in ambito lavorativo si affianca oramai ai tradizionali rischi per la salute dei lavoratori e agli indicatori del benessere lavoro-correlato.

In sanità gli episodi di aggressione  sono considerati “eventi sentinella”, ovvero indicatori di situazioni di rischio e di vulnerabilità, come indica la Raccomandazione n.8/2007 del Ministero della Salute. In tale senso la Raccomandazione invita anche le Aziende sanitarie a fare un’adeguata formazione agli operatori oltre che ad attuare procedure di risk assessment e risk management. Il modello proposto è quello dell’incident reporting degli eventi avversi.

È ancora difficile per gli operatori ammettere di essere stati aggrediti, viene vissuto come indicatore di poca professionalità. Pochi solo coloro che denunciano, la maggior parte tace per vergogna, per pudore, per paura di ritorsioni da parte dei pazienti. Inoltre non tutte le Aziende sanitarie sembra abbiano recepito la Raccomandazione del Ministero della Salute e mettano in atto le adeguate strategie di tutela della sicurezza e della prevenzione allo stress lavoro-correlato.

Nei Corsi di formazione mi viene solitamente chiesto: quali sono gli indizi di un’escalation di violenza? Come uso le tecniche di de escalation della violenza? Ma anche: quali sono le azioni di prevenzione organizzativa e strutturale, quali protocolli operativi, la valutazione del rischio, la gestione delle criticità, e quali sono gli interventi sugli operatori dopo le aggressioni per attenuare gli esiti psicologici.

Per la sicurezza e la salute degli operatori sanitari sono misure organizzative e strutturali che devono essere messe in atto il prima possibile. Le domande e i bisogni degli operatori che emergono durante i Corsi sono proprio la cartina tornasole di questa necessità di salute.

Le aggressioni e la violenza non devono essere considerati dei rischi possibili per i lavoratori della sanità.

Carcere e salute

Carcere e salute, un tema complesso. Ieri sera ne ho parlato con il prof. Mosconi in diretta a “Stammi bene” a CafèTV24, ospiti della giornalista Nicolezza Rizzi.

Psicologia, salute e giustizia

Il lavoro di psicologa  oramai da quasi venti anni rappresenta ancora una sfida e una passione. Lavorare con gli altri, incontrare e conoscere persone diverse, di differenti provenienze, con problematicità sfumate o importanti credo sia la maggior ricchezza che questa professione offre.

Credo che il benessere psicologico sia una condizione di equilibrio fra la persona con le sue necessità e le sue risorse, e l’ambiente in cui vive. Si tratta di una condizione dinamica, in continuo mutamento, il cui equilibrio non è dato a priori ma è il risultato di una valutazione che la persona fa della propria qualità di vita, e dipende da numerosissimi fattori individuali, relazionali e ambientali. Leggi tutto “Psicologia, salute e giustizia”

Valutazione del rischio per le vittime di stalking

 

Durante il colloquio psico-criminologico  valuto il rischio che la vittima sta correndo. Le ricerche internazionali indicano che le condotte di stalking possono essere predittive ed indicative di comportamenti di aggressione. Premetto che però è difficile prevedere ciò che uno stalker può fare, quando e come. Leggi tutto “Valutazione del rischio per le vittime di stalking”

Valutazione e interventi con gli stalker

Come psicologa e criminologa seguo presunti stalker o autori di reato di stalking. Il trattamento è individuale  secondo il modello del Trattamento psico-criminologico integrato (TPCI), con incontri settimanali, monitoraggio continuo e valutazione del rischio per una completa tutela della vittima. Il trattamento dura dai 9 ai 12 mesi.

Gli interventi con gli stalker sono ancora poco frequenti anche se le richieste per la valutazione psico-criminologica degli autori di stalking sono in aumento.

Nella legge 15 ottobre 2013, n. 119, di conversione del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (sul c.d. femminicidio), è stato introdotto un meccanismo in sede cautelare, dove si è aggiunto all’art. 282-quater, comma 1, c.p.p. «Quando l’imputato si sottopone positivamente ad un programma di prevenzione della violenza organizzato dai servizi socio-assistenziali del territorio, il responsabile del servizio ne dà comunicazione al pubblico ministero e al giudice ai fini della valutazione ai sensi dell’articolo 299, comma 2», ossia dell’attenuazione delle esigenze cautelari e della sostituzione della misura con altra meno gravosa.

Di fatto i servizi sul territorio non sono attrezzati per rispondere a queste esigenze e, soprattutto, non sono stati stanziati fondi. Ergo un autore di reato deve avere la possibilità economica di sostenere un percorso trattamentale presso un professionista privato competente.

Lo stalking in ambito relazionale

Lo stalking si può descrivere come un’estensione al concetto di violenza domestica.

Lo stalking é stato associato a questo tipo di rappresentazione poichè la dinamica relazionale dello stalker ricorda la c.d. “ruota del potere” di Duluth,cioè un   “gioco” di potere e di controllo sulla vittima.

Ricordo che l’obiettivo dello stalker è il potere, cioè giungere al controllo totale della vittima, territoriale e spaziale vero e proprio , così che si trovi prigioniera. Lo stalking non è una nuova categoria diagnostica, ma a livello descrittivo è una “deviazione quantitativa” di un comportamento consueto.

Anche se la fenomenologia di stalking sembra essere piuttosto omogenea, le tipologie di stalker sono distinte: devono essere considerate le relazioni carnefice-vittima e gli aspetti motivazionali, questo perché studi internazionali dimostrano come uno stalker possa avere un numero anche consistente di vittime durante il suo ciclo di vita.

 

Cosa fa lo psicologo giuridico e forense

Lo Psicologo giuridico e forense
Classificazione EUROPSY
La Psicologia giuridica assume come ambito di studio e di intervento individui e gruppi nel contesto della giustizia proponendosi anche di connettere scienze psicologiche, scienze umane e diritto. Si occupa, infatti dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali aventi rilevanza per l’amministrazione della giustizia, con riferimento alle persone intese sia come autrici di reato sia partecipanti al processo giudiziario in qualità di imputati, testimoni, parti lese, avvocati e giudici; si occupa, inoltre, dei problemi psicologici connessi con la costruzione, l’applicazione e l’adesione individuale e collettiva a norme e regole del comportamento e della convivenza umana, con una interlocuzione diretta con le discipline
giuridiche. Sulla base di teorie, metodi e strumenti psicologici analizza l’interazione tra persona e sistema della giustizia amministrativa, civile, penale, minorile ed ecclesiastica, focalizzandosi sullo studio scientifico di costrutti e processi psicologici di rilievo giuridico, secondo i paradigmi della psicologia cognitiva, sociale, evolutiva, dinamica e della personalità (ad esempio, la presa di decisione, la testimonianza e il suo grado di accuratezza, il grado di affidabilità del processamento delle informazioni, l’influenza di vari fattori personali e situazionali sulla memoria, le false credenze e memorie, le confessioni, il ragionamento giudiziario, l’effetto della testimonianza di esperti e periti, ecc.).

Le applicazioni delle conoscenze e dei metodi di psicologia clinica al contesto giudiziario costituiscono un ausilio sia per l’emissione di sentenze sia per tutelare interessi di parte. Ci si riferisce, ad esempio, all’assessment e alla diagnosi psicologica, alla valutazione della pericolosità, dell’imputabilità e responsabilità penale di adulti e minori, alla valutazione e quantificazione del danno psichico ed esistenziale, al criminal profiling, alla valutazione di minori e del contesto familiare in casi di pregiudizio, all’assessment di minori autori di reato, alla valutazione dei minori e delle capacità genitoriali in casi di affidamento per separazione o divorzio, alla mediazione e risoluzione dei conflitti, alla valutazione per lo sviluppo di percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo di autori di reato, ecc.

Vengono affrontate, inoltre, le problematiche psicologiche connesse con la pratica giudiziaria (stili di risposta, processi di ragionamento e dinamiche relazionali delle diverse figure che partecipano al processo, attendibilità delle deposizioni, effetti psicosociali della reclusione, ecc.) nonché gli impatti sociali del sistema legale (epidemiologia e prevenzione dei reati, atteggiamenti verso la giustizia, sicurezza urbana, competenze degli operatori della giustizia, ecc.).

I numerosi oggetti di studio e le diverse metodologie adottate, definiscono dei sottoinsiemi di attività che ricevono anche denominazioni differenti, come ad esempio: la psicologia criminale (studia e interviene sulla persona deviante e autrice di reati); la psicologia forense (si occupa delle problematiche psicologiche della persona che partecipa al processo come imputato, parte lesa, denunziante, testimone, accusatore, difensore e giudice); la psicologia penitenziaria (studia e interviene sulla persona in quanto condannata; cfr. apposita scheda); la psicologia legale, che attiene ai costrutti psicologici necessari per la comprensione, l’applicazione e gli effetti psicologici delle norme.

La psicologia giuridica ha definito il proprio modus operandi professionale non solo nel rispetto del Codice deontologico degli psicologi, ma esplicitando specifiche linee guida condivise dagli psicologi del settore (Carta di Noto, 1996, aggiornamenti 2002 e 2011; Linee guida deontologiche per Psicologo Forense dell’Associazione Italiana Psicologia Giuridica, Torino, 1999).

Nel loro lavoro quotidiano, per il quale sono necessarie anche conoscenze approfondite delle leggi e delle procedute vigenti nel contesto legale e giudiziario, gli psicologi giuridici interagiscono con molte figure professionali come, ad esempio, magistrati, avvocati, psichiatri, neuropsichiatri infantili, criminologi, educatori, assistenti sociali e responsabili di Servizi, forze dell’ordine, ecc.. Leggi tutto “Cosa fa lo psicologo giuridico e forense”