Formazione al rischio aggressione nel posto di lavoro

Nei Corsi di formazione che da due anni sto proponendo per medici, infermieri, operatori socio-sanitari  in diverse realtà sanitarie e socio-sanitarie tratto del Rischio di Aggressione nel posto di lavoro.

I corsi servono a trasmettere conoscenze specifiche sul ciclo dell’aggressione e sulla rabbia. Agli operatori però servono tecniche operative utili per gestire le situazioni critiche e per rapportarsi con gli utenti aggressivi. Si provano tecniche di de-escalation e di talk down, di riconoscimento delle emozioni e di comunicazione assertiva.

Durante la formazione condivido strumenti utili alla rilevazione dell’aggressività, alla misurazione del rischio di aggressione e strumenti di prevenzione.

La formazione alle aggressioni sul posto di lavoro segue lo specifico riferimento alla normativa vigente sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (Dlgs 81/08).

Sono moduli formativi adattabili anche per addetti che, secondo Normativa Vigente (Dlgs 81/08 ), sono direttamente coinvolti nella Valutazione, Prevenzione e Vigilanza del Rischio.

Specifico che sono una docente abilitato per la formazione relativa al Dlgs 81/08. Sono in possesso dei requisiti previsti dalla normativa sulla formazione riguardante la sicurezza nei luoghi di lavoro per lo svolgimento della funzione di Docente per corsi nella materia di cui all’Accordo Stato – Regioni n. 221-223 del 21 Dicembre 2011, Criterio 2E – Area relazioni/comunicazioni. 

Punti trattati nei corsi:

  • riconoscere e gestire le persone aggressive
  • interventi di prevenzione, organizzativi, procedure, la gestione, nello specifico:

-analisi ed individuazione dei fattori di rischio (soggettivi, oggettivi, situazionali, ambientali, etc.) e degli eventi-sentinella

-valutazione del rischio di aggressione

-modello incident reporting e procedure di segnalazione

  • conseguenze sui lavoratori e benessere sul luogo di lavoro

 

Violenza domestica e separazioni conflittuali: corso di formazione a Padova

Il corso di formazione Vittime di violenza domestica: tutele e sostegni nelle separazioni conflittuali in partenza a Padova il 16 novembre 2018 nasce dal riconoscimento dei bisogni delle donne maltrattate che si rivolgono a noi per essere seguite nelle cause di separazione.

Le vittime di violenza domestica sono donne sole, spesso povere, sempre “infragilite” da episodi o da anni di violenza di genere; e maltrattamento nelle relazioni familiari.

L’essere vittima di violenza di genere da parte di altro essere umano con il quale si hanno relazioni affettive  e fiduciarie, in modo costante e in tutti gli ambiti della vita ha un effetto traumatico importante.

La violenza di genere effetti bio-psico-sociali, che compromettono e disorganizzano l’equilibrio della vittima, amplificandone le fragilità, creandone di altre ampliando le sue preesistenti fragilità.

Arrivano a noi per cause di separazioni “conflittuali”, ovvero separazioni dove la violenza e il maltrattamento subìto vengono  minimizzati, non riconosciuti come reati e ridefiniti come “conflitti”.

Le donne a  volte sono vittime fragili ma sono viste sempre come colpevoli.

La situazione delle donne vittime di maltrattamento durante le separazioni, presentate sempre come “conflittuali”, a volte è definibile solo come vittimizzazione secondaria, cioè vittimizzazione ad opera delle istituzioni e della cultura dominante.

La vittimizzazione secondaria è intesa quando la vittima, cioè la persona che ha subito un reato, diviene vittima ancora una volta quando entra in contatto con il sistema delle istituzioni e del sistema giudiziario.

Ciò troppo spesso accade alle donne vittime di maltrattamento:  spesso diventano vittime secondarie a seguito dei metodi usati nei loro confronti durante la raccolta delle denunce, durante le valutazioni dei servizi e nelle Consulenze tecniche d’ufficio (CTU) per l’affido dei figli.

Gli effetti di questa vittimizzazione secondaria sono variabili e sono conseguenze sfavorevoli ad uno sviluppo e mantenimento relazionale ed emozionale equilibrato che le donne e i loro figli subiscono.

Accade anche che gli effetti della vittimizzazione secondaria sono talmente elevati da pregiudicare il risultato positivo della richiesta giudiziaria di tutela.

Vittime di violenza domenistica: cosa accade alle donne

Molte donne maltrattate, e specialmente se hanno figli minori, rinunciano alle azioni giudiziarie di denuncia proprio perché sanno che non saranno credute, non saranno ascoltate, non verrà riconosciuto loro di essere state vittime primarie di un reato ma soprattutto verrà discusso se sono state “buone madri” o meno. Se “almeno” sono state in grado di tutelare e difendere i figli.

Dico “almeno” perché in contesti di CTU viene spesso usata questa frase a seguire dalla mera constatazione che “si, forse la signora ha subito maltrattamento ma… parliamo del fatto se è una buona madre”! Quasi che si parlasse di due persone diverse!

La vittimizzazione secondaria è reale e concreta quando il contesto istituzionale e culturale viene a ledere la vittima e a frustrare suo desiderio di giustizia.

La vittimizzazione secondaria colpisce sempre più le persone fragili soprattutto donne maltrattate che sono soprattutto donne infragilite dal lungo periodo di maltrattamento e di violenza domestica.

Richiamo che la violenza domestica è violenza fisica, psichica, relazionale, sociale, economica e spirituale, specie quando riesce a fare si che la vittima non si riconosca più come persona, ovvero come portatrice di autonomie, di diritti  e come distinta e separata dal suo maltrattante.

Spesso sono donne che, valutate nelle loro capacità genitoriali, vengono accusate di non essere state in grado di tutelare i figli ma soprattutto sono accusate di essere “cattive madri”, o madri non competenti, o peggio, madri che agiscono alienazione parentale. Ovvero di non tutelare abbastanza la figura maschile, la figura del padre dei propri figli.

Alle donne vittime di maltrattamento viene chiesto di tutelare agli occhi del minore la figura paterna, proprio quel padre che il minore spesso ha visto che picchiava la mamma o che comunque la maltrattava.

Alle donne è chiesto proprio come compito di una buona madre, in nome della genitorialità e per il supremo bene dei figli. Perché, viene loro spiegato, “è sempre il padre dei tuoi figli e il conflitto è tra voi”.

Donne maltrattate: la negazione di violenza e maltrattamenti

Quindi vi è una negazione della violenza e dei maltrattamenti. Si parla più facilmente di conflitto, ovvero di un comportamento, non di un reato, che è agito tra due persone alla pari.

La violenza e il maltrattamento in famiglia invece sono azioni di potere e controllo su una vittima, ovvero tecnicamente sono focus e problematiche diverse.

Durante le CTU spesso vengono poste domande ad indagare come mai la signora non se n’è andata prima, come mai non ha risorse psicologiche, come mai prende antidepressivi o tranquillanti, e le risposte della donna servono “solo” a rinforzare l’ipotesi che non è in grado di tutelare i figli e la figura del padre, quindi…. non è una buona madre e pazienza se è stata maltrattata ma chissà lei cosa ha fatto.

Ovvero quando viene sollevato il problema della violenza domestica o della tutela dei minori che assistono, i professionisti (molte di genere femminile) spesso tendono a ignorarlo, minimizzarlo o a non tenerlo nella dovuta considerazione.

Le vittime di violenza domestica sono donne  che vengono inoltre giudicate per la loro moralità e per come si vestono, per come si truccano, per come cucinano, per le loro unghie lunghe magari laccate, per le (molte?) storie di fidanzati come se queste informazioni le rendessero più o meno credibili, più o meno 2capaci” di essere buone madri.

Nei casi di separazione dove le donne erano chiaramente vittime di violenza e maltrattamenti, cioè con certificazioni di accessi o ricoveri in ospedale e diagnosi sanitarie, con denunce e varie prescrizioni emanate a loro tutela e per loro incolumità, non ho visto considerare nelle CTU e nella valutazione delle capacità genitoriali gli effetti della violenza e dei traumi sulla vittima, come donna e come madre.

La violenza viene “espulsa” dalla CTU e spostata in una zona d’ombra, altra della donna. In CTU si parla in astratto solo della madre, della donna che ha rapporti “conflittuali” con il padre. Come se fossero due persone diverse.

Vediamo sempre più nei nostri studi donne vittime rese impotenti dai meccanismi di una giustizia che sembra non tener conto delle complessità della vita delle persone.

Sono donne che spesso si ritirano anche dalla CTU dicendoci che “tanto hanno già deciso”, “tanto diranno che sono matta”,  “diranno che non ho fatto”, “che non sono stata capace”, “che avrei dovuto fare”.

Sono donne fragili, incapacitate da anni e da storie di maltrattamenti, rese non autonome e che non credono di farcela.

Così il loro abbandonare, spesso anche per difficoltà economiche, viene visto come la “prova regina”, semmai ce ne fosse stato bisogno, della loro non adeguatezza come madri.

Proprio questo ritiro delle donne, i loro racconti senza speranza della violenza di genere, il non ascolto da parte delle istituzioni e dei professionisti sono stati volano per creare un momento di riflessione su questi temi, in tempi di restrizione dei diritti e di proposte di modifica sulle tematiche dell’affido e delle separazioni.

Violenza domestica e separazioni conflittuali: il corso di formazione

Di violenza domestica e separazioni conflittuali parleremo e discuteremo  nel corso di formazione il 16 novembre 2018 a Padova.

Argomenti sulla violenza di genere di cui tratteremo nel corso:

  • La violenza sulle donne e suo riconoscimento nelle separazioni: aspetti psico-criminologici
  • Maltrattamenti: denuncia, misure cautelari, valutazioni delle prove
  • Accoglienza della denunciante presso un ufficio di polizia.  Uso del SARA PLUS e della check-list E.V.A
  • Trattamento e riconoscimento della violenza in famiglia nei procedimenti di separazione, divorzio e affidamento dei figli
  • Quando la violenza psicologica  si nasconde nelle trame della  cosiddetta alienazione parentale: i risvolti nella valutazione e nel trattamento

 Padova, venerdì 16 novembre 2018 – ore 8.30-13.30

Luogo: Campus universitario Ciels, via Venier , 200- Padova

Vittime di violenza domestica: tutele e sostegni nelle separazioni conflittuali- Formazione

Sono questi i temi del nuovo Corso di formazione promosso da associazione Psicologo di strada  per venerdì 16 novembre 2018, dalle ore 9.00 alle ore 13.30 presso il Campus universitario Ciels, via Venier , 200  a Padova.

Le donne vittime di maltrattamento e violenza domestica rischiano di essere rivittimizzate nei procedimenti di separazione e di affido dei figli. Nelle separazioni conflittuali questo rischio si trasforma in una dolorosa verità che le donne traducono dicendoci che non sono mai credute. I figli minori sono vittime non solo di violenza assistita ma anche e purtroppo spesso testimoni muti ed impotenti, bambini e bambine che sopravvivono a perizie e sentenze che incidono nelle loro vite.

Professionisti interverranno nello specifico su:

  • La violenza sulle donne e suo riconoscimento nelle separazioni: aspetti psico-criminologici
  • Maltrattamenti: denuncia, misure cautelari, valutazioni delle prove;
  • Accoglienza della denunciante presso un ufficio di polizia. Uso del SARA PLUS e della check-list E.V.A
  • Trattamento e riconoscimento della violenza in famiglia nei procedimenti di separazione, divorzio e affidamento dei figli
  • Quando la violenza psicologica si nasconde nelle trame della c.d. alienazione parentale: i risvolti nella valutazione e nel trattamento

Sono in valutazione le richieste dei crediti formativi all’Ordine Assistenti Sociali del Veneto.

L’Ordine degli avvocati di Padova  ha riconosciuti n.3 crediti formativi in materia di diritto civile.

Per informazioni e iscrizioni vai su: http://www.psicologodistrada.it

Contro la violenza alle donne: Corso gratuito

La violenza di genere nel sistema dell’urgenza: dal riconoscimento alla risposta operativa è il corso promosso dalla Scuola di Sanità Pubblica della Regione Veneto.

I professionisti della salute devono essere sensibilizzati rispetto al tema della violenza di genere e devono essere fornite loro le conoscenze e gli strumenti per intercettare in modo più efficace i casi di violenza.

Nel Corso della durata di due giornate e completamente gratuito saranno trattati i seguenti temi:

  • Il fenomeno della violenza di genere
  • La comunicazione con la vittima di violenza
  • Le procedure di riferimento nei casi di violenza sessuale
  • La rete intra ed extra ospedaliera
  • Gli aspetti medico-legali nella violenza di genere e sessuale
  • Il ruolo delle forze dell’ordine
  • La valutazione del rischio di recidiva di violenza
  • Il ruolo del Centro Antiviolenza
  • Le linee guida ministeriali

Onorata e orgogliosa di essere tra i formatori.

Il corso prevede un numero massimo di 30 partecipanti, ripartiti tra le figure professionali di seguito indicate:

FIGURE PROFESSIONALI

  • Medici e Infermieri di PS e SUEM dell’Azienda ULSS di appartenenza (ed ev. limitrofe)
  • Personale medico, infermieristico e ostetrico della stessa Azienda sanitaria e afferenti alle seguenti UO e Servizi: Medicina legale, Pediatria, Ostetricia e ginecologia, Malattie Infettive, Distretti socio-sanitari
  • Psicologi, Assistenti sociali e Avvocati operanti nei Centri Antiviolenza
  • Medici di medicina generale
  • Rappresentanti delle forze dell’ordine
  • Farmacisti

Per scaricare il programma completo clicca qua.

Per iscriverti clicca qua.

Corso su come prevenire e gestire le aggressioni contro gli operatori sanitari

Un corso sulle aggressioni e le violenze verso operatori sanitari. Un tema, questo, che riguarda tutte le figure che operano in ambito sanitario.

L’associato Uneba Veneto Opera Santa Maria della Carità  organizza a Mestre (Venezia) il laboratorio di formazione “Caregivers che aggrediscono… Possibili azioni di prevenzione e di intervento attuabili da operatori sanitari”.
Il corso di formazione alla sicurezza è organizzato per giovedì 11 e giovedì 25 ottobre 2018.

E’ stato rilevato un aumento di episodi aggressivi da parte degli utenti verso i professionisti che li curano. Tanto da richiedere che corsi sulle aggressioni  e le violenze verso il personale sanitario siano organizzati a favore di una serie di categorie:

  • operatori socio sanitari,
  • infermieri,
  • logopedisti,
  • fisioterapisti,
  • educatori,
  • psicologi,
  • medici.E questo solo per citarne alcuni. La formazione alla sicurezza su lavoro in ambito socio-sanitario – attraverso corsi mirati – è quindi urgente e importante. Il tema è stato riconosciuto come emergente anche dal Ministero della Sanità, che ha istituito l’Osservatorio contro la violenza agli operatori sanitari.

L’ospite mi picchia. Il famigliare mi insulta. Cosa posso fare?

Come possono agire operatori socio-sanitari, medici, infermieri, educatori, fisioterapisti e altri professionisti per prevenire e gestire comportamenti aggressivi? Come prevenire e gestire violenze da parte dei caregivers o delle persone assistite?

Corso di formazione sulla sicurezza -per prevenire aggressioni e violenze sugli operatori socio-sanitari - Mestre 11 e 25 ottobre 2018

Corso sulle aggressioni e le violenze: un laboratorio per gli operatori sanitari

Con questo laboratorio esperienziale offro, a chi ogni giorno
presta il suo lavoro di cura, alcuni strumenti di lettura delle situazioni di
rischio. E possibili pratiche per poter reagire contenendo l’aggressività
ed evitando la violenza.

Tratterò di come gli operatori possono prevenire e gestire comportamenti aggressivi e/o violenze da parte dei caregivers.

A partire con un  brainstorming guidato su cosa intendiamo per violenza nel posto di lavoro. Poi si continua con analisi di casi, portati anche dagli operatori sanitari.

Si imparerà a  riconoscere i predittori dei comportamenti aggressivi. E a gestire le persone aggressive durante l’evento con tecniche verbali di de-escalation.

Corso di formazione: 11 e 25 ottobre, a Mestre

L’associato Uneba Veneto Opera Santa Maria della Carità  organizza a Mestre (Venezia) il laboratorio di formazione “Caregivers che aggrediscono… Possibili azioni di prevenzione e di intervento attuabili da operatori sanitari”.
Questo corso di formazione alla sicurezza sul lavoro è fissato per giovedì 11 e giovedì 25 ottobre 2018.

L’ospite mi picchia. Il famigliare mi insulta. Cosa posso fare?

Programma del corso sulle aggressioni e le violenze contro gli operatori sanitari

Caregivers che aggrediscono, corso a Mestre – programma delle due giornate e modalità di iscrizione (file zippato)

Violenza di genere: interventi di cura e tutela

I comportamenti di violenza, fisica e psicologica, di aggressione fisica e sessuale, maltrattamenti e abuso all’interno delle relazioni affettive o da persone conosciute sono in aumento.
I professionisti sanitari si trovano sempre più a dover dare risposte adeguate di salute e tutela alle persone vittime, a fronte anche di criticità e difficoltà dei servizi.
Accade però che non sempre, come alcune (poche) ricerche evidenziano, i segni della violenza, soprattutto se non “solo” fisica e sessuale siano riconosciuti. Viene cioè a mancare quella competenza di lettura dei ‘sintomi’ che può aiutare a far emerge le situazioni taciute e, a volte, a rischio per l’incolumità della vittima stessa.
La necessità di una formazione dedicata ai professionisti sanitari risponde all’esigenza di dare la migliore assistenza possibile alle vittime di questo poliedrico fenomeno.
il 18 ottobre sarà a Trento al Centro Format per fare formazione su questi temi.
Gli obiettivi del corso sono:
• sviluppare competenze di anticipazione, cioè per prefigurarsi gli eventi secondo i modelli della ruota della violenza e in conseguenza di ciò implementare strategie di intervento adeguate
• identificare gli strumenti di tipo relazionale, appropriati a comunicare ‘con cura’ con le vittime, ad accogliere il dolore della violenza
• promuovere lo sviluppo di competenze per conoscere e controllare le proprie reazioni emotive
• promuovere l’auto-riflessione, cioè la capacità di riflettere sui processi di analisi della realtà e sulle procedure decisionali, generando nuove competenze emotive e cognitive, nonché comportamentali
• riconoscere precocemente gli indicatori specifici di abuso e analisi della violenza come possibile co-fattore eziologico per lo sviluppo di patologie organiche e mentali

Tratterò:
• Le dimensioni sociali della violenza di genere: teorie, dati e ricerche
• Violenza come problema sanitario: ruolo dei sistemi sanitari
• Le linee guida ministeriali del percorso assistenziale
• I protocolli di accoglienza e di tutela delle vittime

Conseguenze della violenza
• Indicatori utili per la rilevazione della violenza domestica: il ruolo chiave dei professionisti sanitari
• Definizioni operative: maltrattamenti, violenza domestica, violenza sessuale, abuso
• Aspetti psico-forensi nella raccolta delle informazioni e gli obblighi del professionista sanitario
• Primo intervento: tecniche di comunicazione con la vittima di violenza domestica
• Valutazione e gestione dell’impatto emotivo negli operatori sanitari nei casi di violenza di genere

Puoi scaricare la brochure qua.

Le aggressioni e la violenza contro gli operatori sanitari

Le aggressioni verso i lavoratori sono in aumento tanto che in aprile di quest’anno si è insediato al Ministero della Salute l’Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la prevenzione degli episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari.

Mi capita sempre più nell’ultimo anno di essere chiamata da Aziende Sanitarie a fare consulenza e formazione agli operatori per il riconoscimento e la gestione dei comportamenti aggressivi da parte di pazienti e/o caregivers.

Nel 2011 l’Agenzia  Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (Eu-Osha, “Violenza e molestie su/luogo di lavoro:  un quadro europeo”), definiva per violenza sul lavoro tutti quegli atti che possono nuocere  all’equilibrio bio-psico-sociale del lavoratore (OMS). Gli atti sono:

–     insulti-comportamenti incivili;

–     minacce;

–     forme  di aggressione  psicologica;

–     forme di aggressione  fisica;

–      la presenza  di una componente razziale o sessuale.

Di fatto il rischio di aggressioni e violenze in ambito lavorativo si affianca oramai ai tradizionali rischi per la salute dei lavoratori e agli indicatori del benessere lavoro-correlato.

In sanità gli episodi di aggressione  sono considerati “eventi sentinella”, ovvero indicatori di situazioni di rischio e di vulnerabilità, come indica la Raccomandazione n.8/2007 del Ministero della Salute. In tale senso la Raccomandazione invita anche le Aziende sanitarie a fare un’adeguata formazione agli operatori oltre che ad attuare procedure di risk assessment e risk management. Il modello proposto è quello dell’incident reporting degli eventi avversi.

È ancora difficile per gli operatori ammettere di essere stati aggrediti, viene vissuto come indicatore di poca professionalità. Pochi solo coloro che denunciano, la maggior parte tace per vergogna, per pudore, per paura di ritorsioni da parte dei pazienti. Inoltre non tutte le Aziende sanitarie sembra abbiano recepito la Raccomandazione del Ministero della Salute e mettano in atto le adeguate strategie di tutela della sicurezza e della prevenzione allo stress lavoro-correlato.

Nei Corsi di formazione mi viene solitamente chiesto: quali sono gli indizi di un’escalation di violenza? Come uso le tecniche di de escalation della violenza? Ma anche: quali sono le azioni di prevenzione organizzativa e strutturale, quali protocolli operativi, la valutazione del rischio, la gestione delle criticità, e quali sono gli interventi sugli operatori dopo le aggressioni per attenuare gli esiti psicologici.

Per la sicurezza e la salute degli operatori sanitari sono misure organizzative e strutturali che devono essere messe in atto il prima possibile. Le domande e i bisogni degli operatori che emergono durante i Corsi sono proprio la cartina tornasole di questa necessità di salute.

Le aggressioni e la violenza non devono essere considerati dei rischi possibili per i lavoratori della sanità.