Psicologia, salute e giustizia

Il lavoro di psicologa  oramai da quasi venti anni rappresenta ancora una sfida e una passione. Lavorare con gli altri, incontrare e conoscere persone diverse, di differenti provenienze, con problematicità sfumate o importanti credo sia la maggior ricchezza che questa professione offre.

Credo che il benessere psicologico sia una condizione di equilibrio fra la persona con le sue necessità e le sue risorse, e l’ambiente in cui vive. Si tratta di una condizione dinamica, in continuo mutamento, il cui equilibrio non è dato a priori ma è il risultato di una valutazione che la persona fa della propria qualità di vita, e dipende da numerosissimi fattori individuali, relazionali e ambientali.

Il supporto psicologico aiuta il cliente a raggiungere il suo  specifico risultato di salute o di benessere. Perché in psicologia non esistono malati ma Persone, e  considero il cliente una persona che ha deciso di prendersi cura di se stesso, cioè di farcela. Strumento principe degli interventi è la relazione con il cliente, relazione basata sull’empatia e il rispetto umano.

Infine ….  “Servono i sognatori, serve qualcuno che indichi, con chiarezza e fermezza, il punto di arrivo, che sappia renderlo concreto, possibile, vicino. Qualcuno che — con la teoria e con la pratica — «forzi» il mondo a cambiare. E «forzare» non ha niente di violento, perché quella che va «forzata» è l’immaginazione, perché si possa davvero credere che sì, è possibile superare l’antropocentrismo — l’uomo padrone che può fare del mondo ciò che vuole — per costruire «una nuova narrazione per il nostro futuro», come scrive il filosofo Leonardo Caffo”.

Chi come me si occupa di Persone, di Salute e di Giustizia deve continuare a sognare, a credere fermamente. Essere visionari significa lavorare per il futuro delle Persone.

Vittime di stalking: valutazione del rischio

Per quanto riguarda le vittime  l’attività di consulenza offerta consiste nel dare strumenti per riappropriarsi di una comunicazione alterata dallo stalker e per riprendersi in mano, per quanto possibile, gli spazi della quotidianità nella quale il molestatore agisce.

Durante il colloquio psico-criminologico si valuta il rischio che la vittima sta correndo poiché le condotte di stalking possono essere predittive ed indicative di comportamenti di aggressione. È difficile prevedere ciò che uno stalker può fare, quando e come.

Alcuni stalker si qualificheranno per fasi successive in poche settimane o addirittura giorni. In altri casi, gli stalker che si sono impegnati in alcune delle più gravi azioni possono lasciar passare mesi o anche anni senza tentare un contatto successivo.

Le analisi criminogenetica e criminodinamica del comportamento di stalking sono le basi per iniziare un processo di valutazione del rischio (risk assesment) e poi di conseguenza si può parlare di gestione del rischio (risk management).

Sono i tasselli essenziali per individuare l’intervento migliore proprio per “quel caso”, per prevenire la recidiva e l’escalation della violenza e per proteggere proprio “quella vittima”. Sono metodologie che a partire da una estrema individualizzazione e identificazione della tipologia di stalker cercano la migliore tutela della vittima.

La vittima è sostenuta nel riprendere controllo sulle cose normali di tutti i giorni, anche attraverso la compilazione diario dello stalking, nel non sentirsi in colpa ma soprattutto nel riconoscere e gestire la comunicazione con lo stalker.  In due, tre colloqui può eventualmente essere accompagnata a sporgere denuncia nei confronti del proprio molestatore.

Stalking: valutazione e interventi con gli stalker

I presunti stalker o autori di reato di stalking possono essere seguiti individualmente  secondo il modello del Trattamento psico-criminologico integrato (TPCI), con incontri settimanali, monitoraggio continuo e valutazione del rischio per una completa tutela della vittima. Il trattamento dura dai 9 ai 12 mesi.

Gli interventi con gli stalker sono ancora poco frequenti anche se le richieste per la valutazione psico-criminologica degli autori di stalking sono in aumento. Nella legge 15 ottobre 2013, n. 119, di conversione del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (sul c.d. femminicidio), è stato introdotto un meccanismo in sede cautelare, dove si è aggiunto all’art. 282-quater, comma 1, c.p.p. «Quando l’imputato si sottopone positivamente ad un programma di prevenzione della violenza organizzato dai servizi socio-assistenziali del territorio, il responsabile del servizio ne dà comunicazione al pubblico ministero e al giudice ai fini della valutazione ai sensi dell’articolo 299, comma 2», ossia dell’attenuazione delle esigenze cautelari e della sostituzione della misura con altra meno gravosa.

Di fatto i servizi sul territorio non sono attrezzati per rispondere a queste esigenze e, soprattutto, non sono stati stanziati fondi. Ergo un autore di reato deve avere la possibilità economica di sostenere un percorso trattamentale presso un professionista privato competente.