Lo stalking in ambito relazionale

Lo stalking si può descrivere come un’estensione al concetto di violenza domestica: questo tipo di rappresentazione ricorda la c.d. “ruota del potere” di Duluth[1], un “gioco” di potere e di controllo sulla vittima e infatti l’obiettivo dello stalker è il potere, cioè giungere al controllo territoriale e spaziale vero e proprio sulla vittima, così che si trovi prigioniera. Lo stalking non è una nuova categoria diagnostica, ma a livello descrittivo è una “deviazione quantitativa” di un comportamento consueto.

Anche se la fenomenologia di stalking sembra essere piuttosto omogenea, le tipologie di stalker sono distinte: devono essere considerate le relazioni carnefice-vittima e gli aspetti motivazionali, questo perché studi internazionali dimostrano come uno stalker possa avere un numero anche consistente di vittime durante il suo ciclo di vita.

[1] Questo concetto è stato elaborato negli USA da un gruppo di donne maltrattate, di operatrici e ricercatrici che facevano parte del progetto Duluth (1993). Ellen Pence e Micheal Paymar- Education groups for men who batter: the Duluth model. Tratto da: http://www.theduluthmodel.org/pdf/PowerandControl.pdf

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