Lo stalking in ambito relazionale

Lo stalking si può descrivere come un’estensione al concetto di violenza domestica: questo tipo di rappresentazione ricorda la c.d. “ruota del potere” di Duluth[1], un “gioco” di potere e di controllo sulla vittima e infatti l’obiettivo dello stalker è il potere, cioè giungere al controllo territoriale e spaziale vero e proprio sulla vittima, così che si trovi prigioniera. Lo stalking non è una nuova categoria diagnostica, ma a livello descrittivo è una “deviazione quantitativa” di un comportamento consueto.

Anche se la fenomenologia di stalking sembra essere piuttosto omogenea, le tipologie di stalker sono distinte: devono essere considerate le relazioni carnefice-vittima e gli aspetti motivazionali, questo perché studi internazionali dimostrano come uno stalker possa avere un numero anche consistente di vittime durante il suo ciclo di vita.

[1] Questo concetto è stato elaborato negli USA da un gruppo di donne maltrattate, di operatrici e ricercatrici che facevano parte del progetto Duluth (1993). Ellen Pence e Micheal Paymar- Education groups for men who batter: the Duluth model. Tratto da: http://www.theduluthmodel.org/pdf/PowerandControl.pdf

Cosa fa lo psicologo giuridico e forense

Lo Psicologo giuridico e forense
Classificazione EUROPSY
La Psicologia giuridica assume come ambito di studio e di intervento individui e gruppi nel contesto della giustizia proponendosi anche di connettere scienze psicologiche, scienze umane e diritto. Si occupa, infatti dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali aventi rilevanza per l’amministrazione della giustizia, con riferimento alle persone intese sia come autrici di reato sia partecipanti al processo giudiziario in qualità di imputati, testimoni, parti lese, avvocati e giudici; si occupa, inoltre, dei problemi psicologici connessi con la costruzione, l’applicazione e l’adesione individuale e collettiva a norme e regole del comportamento e della convivenza umana, con una interlocuzione diretta con le discipline
giuridiche. Sulla base di teorie, metodi e strumenti psicologici analizza l’interazione tra persona e sistema della giustizia amministrativa, civile, penale, minorile ed ecclesiastica, focalizzandosi sullo studio scientifico di costrutti e processi psicologici di rilievo giuridico, secondo i paradigmi della psicologia cognitiva, sociale, evolutiva, dinamica e della personalità (ad esempio, la presa di decisione, la testimonianza e il suo grado di accuratezza, il grado di affidabilità del processamento delle informazioni, l’influenza di vari fattori personali e situazionali sulla memoria, le false credenze e memorie, le confessioni, il ragionamento giudiziario, l’effetto della testimonianza di esperti e periti, ecc.).

Le applicazioni delle conoscenze e dei metodi di psicologia clinica al contesto giudiziario costituiscono un ausilio sia per l’emissione di sentenze sia per tutelare interessi di parte. Ci si riferisce, ad esempio, all’assessment e alla diagnosi psicologica, alla valutazione della pericolosità, dell’imputabilità e responsabilità penale di adulti e minori, alla valutazione e quantificazione del danno psichico ed esistenziale, al criminal profiling, alla valutazione di minori e del contesto familiare in casi di pregiudizio, all’assessment di minori autori di reato, alla valutazione dei minori e delle capacità genitoriali in casi di affidamento per separazione o divorzio, alla mediazione e risoluzione dei conflitti, alla valutazione per lo sviluppo di percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo di autori di reato, ecc.

Vengono affrontate, inoltre, le problematiche psicologiche connesse con la pratica giudiziaria (stili di risposta, processi di ragionamento e dinamiche relazionali delle diverse figure che partecipano al processo, attendibilità delle deposizioni, effetti psicosociali della reclusione, ecc.) nonché gli impatti sociali del sistema legale (epidemiologia e prevenzione dei reati, atteggiamenti verso la giustizia, sicurezza urbana, competenze degli operatori della giustizia, ecc.).

I numerosi oggetti di studio e le diverse metodologie adottate, definiscono dei sottoinsiemi di attività che ricevono anche denominazioni differenti, come ad esempio: la psicologia criminale (studia e interviene sulla persona deviante e autrice di reati); la psicologia forense (si occupa delle problematiche psicologiche della persona che partecipa al processo come imputato, parte lesa, denunziante, testimone, accusatore, difensore e giudice); la psicologia penitenziaria (studia e interviene sulla persona in quanto condannata; cfr. apposita scheda); la psicologia legale, che attiene ai costrutti psicologici necessari per la comprensione, l’applicazione e gli effetti psicologici delle norme.

La psicologia giuridica ha definito il proprio modus operandi professionale non solo nel rispetto del Codice deontologico degli psicologi, ma esplicitando specifiche linee guida condivise dagli psicologi del settore (Carta di Noto, 1996, aggiornamenti 2002 e 2011; Linee guida deontologiche per Psicologo Forense dell’Associazione Italiana Psicologia Giuridica, Torino, 1999).

Nel loro lavoro quotidiano, per il quale sono necessarie anche conoscenze approfondite delle leggi e delle procedute vigenti nel contesto legale e giudiziario, gli psicologi giuridici interagiscono con molte figure professionali come, ad esempio, magistrati, avvocati, psichiatri, neuropsichiatri infantili, criminologi, educatori, assistenti sociali e responsabili di Servizi, forze dell’ordine, ecc.. Leggi tutto “Cosa fa lo psicologo giuridico e forense”